30. Il mio grande arco Gandiva mi cadde dalle mani, la mie pelle brucia e non posso più stare in piedi perchè la mia mente vacilla;
31. avverto presagi di sciagura, o Krishna, e non riesco a prevedere alcuna gloria dall’uccisione dei miei congiunti sacrificati alla guerra.
32. Non ho alcun desiderio di vittoria, non aspiro a un regno nè ai piaceri. Come potremmo, o Govinda, desiderare un regno e persino la vita
33. quando coloro per i quali vorremmo un regno e i suoi piaceri e le gioie della vita sono qui su questo campo di battaglia preparati a rinunciare ai loro averi e alla vita stessa?
34. Di fronte a noi, sul campo di battaglia, vi sono maestri, padri e figli; nipoti, nonni e cognati, zii e suoceri.
35. Anche se essi volessero uccidermi, io non vorrei la morte di tutte queste persone nemmeno in cambio del regno dei tre mondi e, a maggior ragione, del regno della sola terra!
36. Se uccideremo questi uomini malvagi, il male ricadrà su di noi: quale gioia potremmo mai ricavare noi dalla loro morte, o Janardana, signore delle genti?
37. Io non posso uccidere i miei congiunti,i figli delre Dhritarashtra, fratello del mio stesso padre. Quale mai felicità potrebbe scaturire dall’uccisione dei nostri parenti in battaglia?
38. Anche se essi, con la mente accecata dalla cupidigia, non sanno vedere la sciagura nella distruzione di una famiglia nè il peccato nel tradimento degli amici,
39. come potremmo noi, che siamo invece consapevoli, non sottrarci a questa terribile impresa?


















