Quando si pratica il Kriya Yoga è fondamentale eseguire il Pranayama concentradosi sulla parte sottile della propria essenza. I due versetti che seguono, dal trattato “Autorealizzazione” di Shamkara, ci danno un’idea molto chiara di come deve essere concepito il Pranayama.
119. la soluzione del mondo dei nomi e delle forme è conosciuta come rechaka (espirazione); il riconoscimento “Io sono Brahman” è chiamato puraka (inspirazione).
120. Mentre l’assorbimento costante in quel riconoscimento è chiamato kumbhaka (ritenzione del respiro). Questo è il reale controllo della forza vitale (Pranayama) dell’illuminato; mentre il profano si tortura il naso.
E’ interessante come in questi versetti il Pranayama venga inteso come un mezzo totalmente scollegato da qualsiasi fisicità. Per giungere alla realizzazione qui si inizia dal corpo sottile sede dell’intuizione intellettiva superconscia, il discernimento immediato, l’intelligenza pura. Usando il discernimento si realizza la Realtà ultima dissolvendosi in essa.
La componente sottile del Pranayama non deve essere mai trascurata da chi pratica il Kriya Yoga altrimenti si corre il serio rischio di sciupare una grande quantità di tempo in un semplice esercizio di respirazione.
Nella dispensa con le tecniche complete che puoi scaricare QUI si trovano le istruzioni per eseguire il Pranayama correttamente. La giusta disposizione mentale è un fattore determinante nella riuscita di tali tecniche. E’ sempre consigliato educare la mente a rimanere concentrata sul Divino leggendo le scritture e conducendo una vita sana e semplice.


















